La Freisa che non ti aspetti: il Sori’ di Giul di Santa Caterina

imageEsistono viaggi che necessitano di centinaia di chilometri, di visti e di passaporti. Esistono paesaggi che sfuggono e che stravolgono tanto l’uomo ne ha abusato e ne ha modificato, integralmente, tratti e contenuti. Esistono persone mitiche irraggiungibili e difficilmente avvicinabili. Esistono preconcetti e consuetudini che ci obbligano, razionalmente e senza motivo, a vivere e pensare che il mondo non abbia milioni di sfaccettature e di possibili interpretazioni. Poi incontrate il Sori’ di Giul e, da quell’istante,tutto questo non sarà più lo stesso.

Sono talmente tante le parole e gli spunti eccitanti da cogliere e da raccontare che, come un bambino di fronte ad un vassoio di pasticcini, estasiato da tante dolcezze, si culla e si entusiasma nell’occasione e non nella scelta, con difficoltà, si compie il primo passo.

Partiamo dal vitigno. Sconosciuto ai più e poco considerato dai restanti. Semplice, frizzante, senza offesa, quasi banale. La Freisa. Vitigno presente in Piemonte da centinaia di anni (prima citazione del 1500), considerato il vino della merenda, per accompagnare un paio di fette di salame e due acciughe al verde, leggermente fresco, nella canicola pomeridiana di luglio.
Piccoli produttori per grandi e piccole interpretazioni.
Ma qui a Grazzano Badoglio si trova un’altra Freisa. Una Vecchia Signora che conserva ogni tratto distintivo ed esperienziale della sua vita e la esalta, conservando e trasportando, nel bicchiere, ogni singolo attimo del suo passato. E forse anche del suo futuro.

Inchiniamoci di fronte alla sua infinita signorilità e fermiamoci, al suo passaggio, per cogliere ogni piccola sfaccettatura di un vino che ci offre la sua storia, la storia dei suoi produttori e la storia di una intera regione. Il Monferrato.

Nel maggio 2016 una Freisa 2011. Al limite della blasfemia per un vino da bere giovane, un vino immediato e beverino. Ma così e’ e si parte.

Il colore e’ dei grandi. Con qualche anno di anticipo, rispetto ad altri mitici vitigni piemontesi, regala un granato leggermente aranciato e rosato, un mélange brillante ed intrigante. Vintage, antichizzato. La stessa brillante tristezza di queste terre, immobili da centinaia di anni con i loro vigneti, le nocciole ed i campi. Con le mura dei loro paesi, con i solchi della fatica e del sole sui visi dei loro abitanti. E con l’infinita circolarità della stagioni. Con i loro raccolti e con le loro disgrazie.

I profumi sono infiniti, dalla ciliegia alla foglia di pomodoro dal tartufo all’origano, dal fieno al timo e si potrebbe continuare senza sosta ma, abbandonando gli amanti della rosa canina e della viola mammola, qui si deve andare oltre. Profumi e sentori della storia e del presente.

Nel bicchiere hanno trasmesso e trasportato un mondo. Il mondo del produttore e dei suoi predecessori. Il mondo di migliaia di donne e uomini che hanno abitato, vissuto e sofferto in queste terre.
I muri di questa incredibile tenuta che conservano immagini e suoni nei loro mattoni. Lo sguardo melanconico e fascinoso di Santa Caterina che regala, dal muro che sovrasta la cantina, il nome alla tenuta.
II sentore di anfratti e cunicoli storici che hanno vissuto e che hanno intravisto decine di generazioni. Quella sensazione di storia e di importanza che solo i grandi vini sanno trasmettere.

Poi, al fianco, corre la freschezza e la gioventù, corre quel nerbo di forza per emergere che traccia le note di Giulia. La ragazza del Sori’. La ragazza di Santa Caterina. Campi sterminati che mantengono, da secoli, culture e tratti intoccabili e poi giardini e alberi, fiori e piante che allestiscono, con i loro colori ed il loro profumi, palchi centenari.
Palchi, resi straordinariamente più belli e affascinanti, da quel tocco di gioventù e di malizia, di stile e di classe, che solo una mente sognatrice poteva regalare.
Passato e presente, storia e futuro, esperienza e gioventù in un tutt’uno che vi regalerà sogni di viaggio nello spazio e nel tempo.

Al gusto siete in terrazza. Ad assaporare sentori morbidi e freschi. Strutturati e vellutati. Duri ma avvolgenti. Se con un pennello fosse possibile dipingere il quadro delle sensazioni provate, quel quadro sarebbe lo spettacolo che si ammira dal palco di Santa Caterina. Non un paesaggio, non una realtà. Un senso del vivere. Una filosofia di cui innamorarsi. Una bellezza difficile e struggente. Un sogno che si realizza con sacrifici e fatica. Piccoli gioielli nei vicini giardini italiani ed inglesi e culture difficili in lontananza. Una terra che regala grandi soddisfazioni a costo di infinite sofferenze, fatiche ed incognite.
Lavoro, terre, sudore, donne e uomini, sole, pioggia e grandine da racchiudere in un bicchiere.

Ricorderete per sempre questo vino che rappresenta la forza di una donna che ha creduto e crede di poter regalare, in una bottiglia, la sua storia, quella dei suoi avi e quella della Signora Freisa. Per non dimenticare, per raccontare e per vivere insieme a Lei. Il suo sogno.

Paolo

Abbinamento emozionale
Tajarin al tartufo