Emozioni e racconti di vino: il Verduzzo di Fulvio Bressan

imageSi dice incontrate il vignaiolo e capirete il suo vino.
Io Fulvio Bressan non l’ho mai incontrato anche se e’ un mio amico. Su Facebook. Leggo di lui i suoi post. Con le sue opinioni. Forti. Nette. Dure.

Ma leggo soprattutto le parole di un uomo che ama la Sua terra, le Sue persone e la Sua Storia.
Un uomo che fa il vino. Dalle Sue terre e dalle Sue vigne.
Un vino, come il Suo autore, da odiare o da amare. Un’opera d’arte, un pezzo di storia, un racconto infinito. Da capire o da disprezzare.

Verduzzo 2011.
L’etichetta recita “Mastri Vinai”. I Bressan dal 1726 quando Giacomo diede inizio a questa magnifica avventura. E come orgogliosamente recita l’etichetta. A.D. 1726.
Farra d’Isonzo, terra racchiusa tra le Alpi e il mare Adriatico dove si produce vino dal IV secolo a.C. protetti dallo spirito mediatore del fiume Isonzo.
Terra di conquista dai Celti ai Romani, dai Visigoti ai Longobardi, dagli Ungarici ai Turchi. Terra di forza e di sofferenza, terra di sconfitte e di rivincite.
Il colore e’ antico, attraente, affascinante. Ipnotico. Impossibile non restare storditi e inebriati ad ammirare quell’ambra brillante. Un gioiello prezioso da osservare all’infinito.

I restanti sensi, trascinati dalla vista, immaginano profumi, sentori, gusti che sognano, di li a poco, di ritrovare in quel liquido testimone solido e convinto di una storia millenaria.
Al naso un libro si apre con le Sue centinaia di pagine da leggere e da scoprire. Profumi leggendari di antiche abbazie, di are votive, di castelli e palazzi millenari.
Spezie dolci del lontano Oriente e frutta essiccata, leggero ricordo del classico dolce del Goriziano, che si abbina a sentori di miele e caramello, di erbe e di the indiano.
In lontananza riemerge l’Isonzo, i suoi anfratti ricchi di ghiaia e di sabbia, i Suoi difficili terreni che procurano grandi sofferenze alle viti, obbligate a scavare,nelle profondità della Terra, per ricercare il minimo sostentamento per gli esigenti grappoli portatori di futuri tesori emozionali.

In bocca e’ struggente. Un mélange di delicatezza e di forza, di freschezza e di durezza. Leggeri tannini aprono ricordi amarognoli di mandorle e di nocciole. Leggere note di timo a suonare musiche celtiche che ricordano i secoli in cui tutto ha avuto origine in queste terre.
Opposti che si allontano e che si attraggono. Centinaia di anni e di stagioni che si inseguono e si fondono regalando calore e piogge, venti e nevi, migliaia di occhi che hanno riso e che hanno pianto, che hanno odiato e che hanno amato, storie che si sono intrecciate tra successi e sofferenze, tra gioie e dolori. Tutti uniti da un filo che lega visi, mani, passi ed emozioni. Lega per sempre le genti di queste terre che, in ogni gesto ed in ogni mossa, conservano e tramandano le mossa dei loro avi che li hanno preceduti. Come Fulvio. Con i Suoi vini. Con il Suo Verduzzo. Un vero vino di storia. Un vero vino d’autore.