Appunti di viaggio

foto 4La vita: un libro da scrivere giorno dopo giorno. Infinite pagine bianche da riempire. Per raccontare e per raccontarsi. I viaggiatori usano più inchiostro. Si viaggia in auto e in treno. In aereo e in barca. Ma anche stando fermi. Con un libro. Davanti ad un film. Giocando con i figli. Facendo l’amore. Al tavolo di un ristorante. Un ex asilo dell’epoca fascista. Una semplice porta a vetri incastonata da rigidi e squadrati muri intrisi di storia. Pochi passi. Un vetro divide i commensali dall’infinito. Un piccolo singolo boccone di acciughe al verde custodite in un mini barattolo, appena sfiorate dall’effervescenza di un Metodo Classico Millesimato Contratto, riaprono nella mente i sapori ed i profumi delle vecchie trattorie piemontesi. Con i tavoli e le sedie in legno. Le tovaglie a quadretti. E le caraffe di vino rosso. Lo Chardonnay Piodilei di Pio Cesare, avvolgente e intrigante, accompagna un paio di leggiadri e consistenti gamberoni ricoperti di mandorle tostate. Il Sud in un piatto. Il mare ed il croccante di zucchero e mandorle amalgamati su piani di marmo. Da mani sicure e rugose. Indimenticabile, al palato, la setosita’ e la sensazione vellutata dei foie gras abbinati ad un passito d’autore. I Capitelli di Anselmi. Un’unione celestiale. Un viaggio nella vita, nella storia e nei ricordi delle vecchie sensazioni. Al tatto il frappé, le mousse, i cremini, la crema gianduia. Profumi e sapori delle albicocche del frutteto dietro casa, il miele, le terrine delle gastronomie della Costa Azzurra, il latte profumato da un bastoncino di cannella. Dallo stesso vitigno due calici dalla cantina Cecilia Monte. Il Nebbiolo 2013 e il Barbaresco Serracapelli 2009. L’evoluzione. La maturazione. L’interpretazione. Fiori e frutta rossa esposta nei mercati di paese. La marmellata che bolle sul fuoco. Il morbido profumo di cuoio del grambiule del calzolaio. Due fratelli. Di età diverse. Lo stesso sangue. Lo stesso ceppo. Ma caratteri diversi. Vite diverse. Una verace battuta al coltello. Da macellai della metà del Novecento. Con bancone in marmo e botti di legno. E le madame alla ricerca del pezzo migliore per il bollito della domenica. Il maialino al forno. Croccante. Morbido. Il mirto. La macchia mediterranea. La Sardegna. La forza e l’orgoglio dei suoi abitanti. Le sagre paesane e le feste in famiglia. Di un’isola. Terra dura, sferzata dal vento. Difficile. Circondata dal mare. La pastosità e la forza di una scaglia di Castelmagno. Avvolta dal velluto e dalla seta di un Moscato Passito Oro La Spinetta. I contrapposti che si incontrano. Si attraggono. E regalano l’equilibrio. Un sorbetto al fieno. Semplice. Netto. Evocativo. Riporta alle cose semplici. Ai nostri vecchi. Alle cascine. Ai campi. Un profumo ed un gusto che, con umiltà, accompagna all’ultima tappa. Piccoli assaggi per grandi emozioni. Una gelatina con ananas. Una mini panna cotta alla lavanda. Mini aspic di fragole. Gelato al tabacco. Spunti di cioccolato. Con la freschezza di un Moscato Bricco Quaglia La Spinetta. Con i suoi profumi di salvia, di gioia e di vita. Il ritorno all’infanzia. I dolci, lo zucchero filato, il cioccolato e le caramelle comprate in drogheria. In poche ore. Senza muoversi. Un viaggio infinito. Ricco. Complesso. Coinvolgente. Un pranzo per aprire le porte dei sensi. Del cuore. Dell’anima. Lo chef ha prestato la chiave per aprire quelle porte: La Ciau del Tornavento. Grazie Chef Maurilio.